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La chiesa di Santa Filomena o Pozzoleo

La chiesa di Santa Filomena

 

Sottoposta anch'essa, come il Battistero, al restauro del Loiacono alla fine degli anni Venti , è considerata l'altro gioiello dell'architettura bizantina in Santa Severina. La chiesa di Pozzoleo sovrasta il quartiere Grecìa e si incontra sulla destra di chi sale verso Piazza Campo, avendo di fronte un arco che immette nei grandiosi fossati del Castello.

Di recente è stata riaperta al pubblico dopo un lungo restauro che ha restituito il monumento consolidato e rivestito degli originali colori. In effetti i risultati finali hanno provocato in molti perplessità e critiche apparendo la chiesa troppo diversa di come si era abituati a vederla.

Il primo quesito che si sono posti gli storici d'arte è il seguente: la costruzione è stata progettata sin dalla sua fondazione come chiesa doppia su due piani o si trattava di due ambienti, uno dei quali, quello inferiore, nato in epoca successiva?

Il restauro del Loiacono accertò che non esisteva alcun punto di sutura fra i due ambienti e che alcuni elementi costruttivi nella chiesa inferiore indicavano che, all'origine, essa non era stata adibita né a cisterna né a necropoli, ma esclusivamente a chiesa per il culto.

Solo successivamente, ed in epoca ancora da precisare, la chiesa sottostante fu trasformata in cisterna e di questo cambiamento, dopo gli ultimi restauri, sono ben visibili le tracce nei terminali dei condotti che immettevano l'acqua nell'ambiente. Fu in quell'occasione che venne creata la volta a botte ed eseguito il rafforzamento della parte longitudinale all'interno. Willemsen e Odenthal ritengono che da questa trasformazione nacque il nome di Pozzoleo che, a loro avviso significava "Pozzo del leone".

In seguito ad un miracoloso episodio intorno al quale vive una nostra antica leggenda, questa cisterna fu nuovamente trasformata nell'attuale chiesetta del piano inferiore. Mons. Pujia, richiamandosi alla leggenda che anche noi riproponiamo in Appendice, attribuisce il nome alla Madonna del Pozzo il cui quadro, secondo tale leggenda, venne rinvenuto nella cisterna ed era servito al bambino che v'era caduto a galleggiarci sopra.

Accorgendosi che la ricostruzione finiva con l'essere troppo fideistica, non esistendo, fra l'altro, nella nostra liturgia il titolo di Madonna del Pozzo, il Pujia dava quindi un'altra lettura, ipotizzando che Pozzoleo potesse indicare in Leo (Leone) il custode del tempietto bizantino che abitava la stanzetta che stava sul pozzo…

Così ne scrive l'Orsi nei suoi studi sul patrimonio artistico di S.Severina: "Per l'eleganza della sua forma e la ricercatezza delle decorazioni dei portali, per l'alta e svelta cupoletta di 15 archi e 16 colonnine sormontati da capitellucci decorati di forme sempre variate sul motivo fondamentale del cesto di foglie, essa dovette nascere come una chiesa aristocratica…

Vista da lungi questa cupola dà un'intonazione orientale al paesaggio… A maestri bizantini io attribuisco lo schema della chiesa ed il felice tentativo della svelta cupola di Pozzolìo; ma sono scalpellini normanni che vi portarono la vaghezza dei fogliami dei capitelli e l'eleganza della cornice della porta".

Per quanto riguarda il doppio portale, abbastanza inconsueto, il Loiacono spiega la circostanza facendo riferimento ai costumi ortodossi secondo cui le donne dovevano usare una via d'accesso diversa dagli uomini per realizzare, nel posto che occupavano in chiesa, una separazione dal settore che ospitava i maschi.

Da notare che nelle strombature dei portali esistevano delle colonnine andate perdute nel tempo, probabilmente trafugate.

Scrivono Willemsen e Odenthal: "Il gioiello di Santa Filomena è la cupola; visibile da lontano, ricorda a chi la guardi per la prima volta una di quelle piccole chiese dell'Armenia o della Georgia…

Anticamente per il contrasto dei colori l'effetto del tamburo a cupola deve essere stato ancora maggiore; infatti le zone tra le colonne erano dipinte di un brillante rosso mattone e su questo sfondo le colonne bianche spiccavano nettamente. Purtroppo, nel corso dei restauri, si è tralasciato di rinnovare la tinteggiatura. "Gli studiosi tedeschi si riferivano nella loro opera del 1967 al restauro del Loiacono. I recenti lavori ci hanno restituito l'antico colore ricavato da frammenti del vecchio intonaco. Le perplressità cui accennavamo ruotano intorno ad un'interrogativo : gli attuali colori ricavati da quegli intonaci erano quelli originali o solamente quelli di un loro rifacimento del XVIII-XIX secolo?

Testi: dott. Francesco De Luca

 

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